Esitazione di Cesare e Pompeo prima della battaglia
Cassio Dione
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Certamente anche subito riunì, ma essendo spinti dalla patria e da quella casa, avendo le armi pressoché simili e gli schieramenti simili, temevano da un lato di iniziare la battaglia, dall'altro di essere massacrati ciascuno dall'altro. Il silenzio di entrambi era senza dubbio anche di vergogna; qualcuno tra quelli non si gettò né si sconvolse interamente, ma rimase tranquillo, come se fosse privo di vita. Difatti, messi in fuga da Cesare e Pompeo, dunque tranquilli verso la maggioranza, i deboli nascono o si incontrano in che modo, collocarono con impegno il trombettiere per dare un segnale: quelli accorsero al segnale del combattimento. Da un lato era stato esatto l'uno contro l'altro; dall'altro furono imprigionati tanto per prendere coraggio quanto avendo ricevuto lo stesso suono dal trombettiere e la stessa lingua nel grido, mostrarono di essere della stessa razza e espulsero quella stessa razza. E perciò scoppiarono in lacrime e in canti funebri.
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