Si avvicina la morte di Cesare
Cassio Dione
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Cesare, ritardando a causa di queste circostanze, i congiurati, temendo che il piano fallisse e venissero scoperti, decisero di non aspettare. Così inviarono Bruto Decimo come se fosse un amico fidato, per informarlo. Egli non prestò attenzione alle parole di Bruto, perché quest'ultimo gli aveva detto che il senato desiderava vederlo con urgenza, convincendolo a recarsi là. Una sua effige stava appesa alle porte del Senato, ma era stata posizionata male e si era rotta per caso quel giorno. Nonostante fosse necessario cambiarla, nessuno se ne curò né i testimoni conoscevano il complotto contro di lui. Bruto gli consegnò un foglio su cui erano dettagliati tutti gli aspetti dell'attacco, ma Cesare non lo lesse, pensando fossero questioni non urgenti. Non si fidava mai abbastanza di Bruto da prestargli attenzione quel giorno; dopo avergli ordinato, scherzosamente, di parlare, disse: "Dove sono dunque i tuoi responsi? Non vedi che il giorno che temevo è arrivato ed io vivo?" A cui Bruto rispose, come riportato, soltanto queste parole: "Certamente è giunto, ma ancora non è trascorso!"
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