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Andocide chiarisce degli elementi sulla profanazione

Andocide

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Era in corso un’assemblea per gli strateghi destinati alla Sicilia: Nicia, Lamaco e Alcibiade. La trireme ammiraglia, quella di Lamaco, stava già per partire; allora Pitonico si alzò tra la folla e disse: "Voi inviate un esercito così numeroso e affrontate un grande pericolo; io vi dimostrerò che lo stratega Alcibiade celebra in privato, insieme ad altri, i Misteri. Se decretate l’impunità a colui che suggerisco, un servo di uno degli uomini presenti, non iniziato ai misteri, vi parlerà dei riti; se invece dico la verità e voi mi negherete l'impunità, fate di me ciò che vorrete". Mentre Alcibiade replicava energicamente per negare le accuse, i pritani decisero di allontanare gli ignari dalle assemblee e di mandare qualcuno dal giovane menzionato da Pitonico. Andarono, riportando un servo di nome Andromaco appartenente ad Alcibiade. Dopo avergli concesso l’impunità, questi rivelò che i misteri si celebravano nella casa di Polizione; partecipavano ai riti non solo Alcibiade e Nicia, ma anche Meleto. Presenti agli eventi c'erano altri individui e schiavi: egli stesso, il fratello e un flautista chiamato Icesio, oltre allo schiavo di Meleto.

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