Anche gli dei abbandonano Antonio
Autore sconosciuto
Versione Greca
Λέγεται ἐν τῇ νυκτὶ' μεσούσῃ σχεδόν, τῆς πόλεως ἐν ἡσυχίᾳ καὶ κατηφείᾳ διὰ φόβον καὶ προσδοκίαν τοῦ μέλλοντος οὔσης, αἰφνίδιον ἀκουσθῆναι ὀργάνων παντοδαπῶν ἐμμελεῖς φωνὰς καὶ βοὴν ὄχλου μετ᾿ εὐασμῶν καὶ πηδήσεων σατυρικῶν, ὥσπερ θιάσου τινὸς οὐ λέγεται δὲ τὴν ὁρμὴν εἶναι διὰ τῆς πόλεως μέσης ἐπὶ τὴν πύλην ἔξω πολεμίους, καὶ ταύτῃ τὸν θόρυβον πλεῖστον γενόμενον ἐκπεσεῖν σημεῖον εἶπον ὅτι ἀπολίποι Ἀντώνιον ὁ θεός, ᾧ μάλιστα διετέλεσε σ' ἑαυτόν.
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Versione Tradotta
Si narra che verso mezzanotte, mentre la città taceva sotto il peso della paura e dell'attesa del futuro, si udirono improvvisamente strumenti musicali di ogni genere insieme a grida bacchiche di una folla con canti satirici, simili a quelli di una schiera sacra. Non si afferma che l'iniziativa si sia diffusa dalla città fino alla porta esterna per incontrare i nemici, e che in quel tumulto acuto, avvenuto quando il frastuono raggiunse il culmine, fu interpretato come un segno che il dio Dioniso aveva abbandonato Antonio, con cui si era particolarmente unito a sé stesso.
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