Splash Greco

L'uomo tende a ciò che è grande e divino

Autore sconosciuto

Versione Greca

Τί ποτ' οὖν εἶδον οἱ ἰσόθεοι ἐκεῖνοι καὶ τῶν μεγίστων ἐπορεξάμενοι τῆς συγγραφῆς, τῆς δ' ἐν ἅπασιν ἀκριβείας ὑπερφρονήσαντες; πρὸς πολλοῖς ἄλλοις ἐκεῖνο, ὅτι ἡ φύσις οὐ ταπεινὸν ἡμᾶς ζῷον οὐδ' ἀγεννὲς ἐ. .κρινε τὸν ἄνθρωπον, ἀλλ' ὡς εἰς μεγάλην τινὰ πανήγυριν εἰς τὸν βίον καὶ εἰς τὸν σύμπαντα κόσμον ἐπάγουσα, θεατάς τινας τῶν ἄθλων αὐτῆς ἐσομένους καὶ φιλοτιμοτάτους ἀγωνιστάς, εὐθὺς ἄμαχον ἔρωτα ἐνέφυσεν ἡμῶν ταῖς ψυχαῖς παντὸς ἀεὶ τοῦ μεγάλου καὶ ὡς πρὸς ἡμᾶς δαιμονιωτέρου. διόπερ τῇ θεωρίας καὶ διανοίας τῆς ἀνθρωπίνης ἐπιβολῇ οὐδ' ὁ σύμπας κόσμος ἀρκεῖ, ἀλλὰ καὶ τοὺς τοῦ περιέχοντος πολλάκις ὅρους ἐκβαίνουσιν αἱ ἐπίνοιαι, καὶ εἴ τις περιβλέψαιτο ἐν κύκλῳ τὸν βίον, ὅσῳ πλέον ἔχει τὸ περιττὸν ἐν πᾶσι καὶ μέγα καὶ καλόν, ταχέως εἴσεται πρὸς ἃ γεγόναμεν. ἔνθεν φυσικῶς πως ἀγόμενοι μὰ Δί' οὐ τὰ μικρὰ ῥεῖθρα θαυμάζομεν, εἰ καὶ διαυγῆ καὶ χρήσιμα, ἀλλὰ τὸν Νεῖλον καὶ Ἴστρον ἢ Ῥῆνον, πολὺ δ' ἔτι μᾶλλον τὸν Ὠκεανόν· οὐδέ γε τὸ ὑφ' ἡμῶν τουτὶ φλογίον ἀνακαιόμενον, ἐπεὶ καθαρὸν σῴζει τὸ φέγγος, ἐκπληττόμεθα τῶν οὐρανίων μᾶλλον, καίτοι πολλάκις ἐπισκοτουμένων, οὐδὲ τῶν τῆς Αἴτνης κρατήρων ἀξιοθαυμαστότερον νομίζομεν, ἧς αἱ ἀναχοαὶ πέτρους τε ἐκ βυθοῦ καὶ ὅλους ὄχθους ἀναφέρουσι καὶ ποταμοὺς ἐνίοτε τοῦ γηγενοῦς ἐκείνου καὶ αὐτομάτου προχέουσι πυρός. ἀλλ' ἐπὶ τῶν τοιούτων ἁπάντων ἐκεῖν' ἂν εἴποιμεν, ὡς εὐπόριστον μὲν ἀνθρώποις τὸ χρειῶδες ἢ καὶ ἀναγκαῖον, θαυμαστὸν δ' ὅμως ἀεὶ τὸ παράδοξον.

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Cosa mai pensavano quegli spiriti divini, che aspirando a ciò di più grande nell'arte dello scrivere non si curarono di una esattezza puntuale ovunque? Tra molte considerazioni, questa sia valida: la natura ci ha creato non come un animale spregevole o ignobile, ma inserendoci nella vita e nell'ordine universale come in una grande festa panegirica (affinché fossimo spettatori di tutte le sue opere, pronti alla lotta, pieni di spirito emulativo) ha immediatamente infuso nel nostro animo un amore irriducibile per tutto ciò che è eternamente grandioso e più vicino allo spirito divino rispetto a noi. Perciò lo slancio della contemplazione e della riflessione umana non trova sufficiente nemmeno l'universo intero, ma spesso la sua immaginazione tende a oltrepassare i confini del mondo circostante, e se uno osservi attentamente la nostra vita e consideri il ruolo predominante che ha per noi ciò che è fuori dall'ordinario, ben presto scoprirà la ragione della nostra nascita. Per questo, spinti da un certo istinto naturale, ammiriamo non i piccoli corsi d'acqua anche se limpidi e utili, ma il Nilo, l'Istro o il Reno, e ancor più l'Oceano; né quella fiamma che abbiamo acceso (sebbene conservi pura la sua luce) ci spaventa come le stelle del cielo, benché spesso si oscurino; né consideriamo più meravigliosa una piccola scintilla rispetto ai crateri dell'Etna, i cui eruzioni portano su pietre e blocchi rocciosi dall'abisso, e talvolta riversano fiumi di quel fuoco che nasce dalla terra e obbedisce solo alla sua volontà.

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