Frasi celebri di Solone
Diogene Laerzio
Versione Greca
Ἔλεγε δὲ τὸν μὲν λόγον εἴδωλον εἶναι τῶν ἔργων· βασιλέα δὲ τὸν ἰσχυρότατον τῇ δυνάμει. τοὺς δὲ νόμους τοῖς ἀραχνίοις ὁμοίους· καὶ γὰρ ἐκεῖνα, ἐὰν μὲν ἐμπέσῃ τι κοῦφον καὶ ἀσθενές, στέγειν· ἐὰν δὲ μεῖζον, διακόψαν οἴχεσθαι. ἔφασκέ τε σφραγίζεσθαι τὸν μὲν λόγον σιγῇ, τὴν δὲ σιγὴν καιρῷ. ἔλεγε δὲ τοὺς παρὰ τοῖς τυράννοις δυναμένους παραπλησίους εἶναι ταῖς ψήφοις ταῖς ἐπὶ τῶν λογισμῶν. καὶ γὰρ ἐκείνων ἑκάστην ποτὲ μὲν πλείω σημαίνειν, ποτὲ δὲ ἥττω· καὶ τούτων τοὺς τυράννους ποτὲ μὲν ἕκαστον μέγαν ἄγειν καὶ λαμπρόν, ποτὲ δὲ ἄτιμον. ἐρωτηθεὶς διὰ τί κατὰ πατροκτόνου νόμον οὐκ ἔθηκε, "διὰ τὸ ἀπελπίσαι."
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Versione Tradotta
Diceva che la parola era l'impronta della realtà, il re l'uomo più forte per potenza, paragonava le leggi alle tele dei ragni, ché queste contengono quanto in esse cada, sia lieve ed inconsistente, mentre subiscono la rottura da corpi maggiori che riprendono così la loro via. Era solito dire che il sigillo del discorso è il silenzio, il sigillo del silenzio è l'opportunità. Diceva anche che quelli che sono potenti presso i tiranni alle pietruzze di cui ci si serviva per i calcoli: come ciascuna di queste ora rappresentava più, ora meno, così i tiranni ora considerano i loro accoliti grandi e illustri, ora indegni di qualsiasi onore.
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