Sugli dei
Epicuro
Versione Greca
Πρῶτον μὲν τὸν θεὸν ζῶιον ἄφθαρτον καὶ μακάριον νομίζων, ὡς ἡ κοινὴ τοῦ θεοῦ νόησις ὑπεγράφη, μηθὲν μήτε τῆς ἀφθαρσίας ἀλλότριον μήτε τῆς μακαριότητος ἀνοίκειον αὐτῶι πρόσαπτε· πᾶν δὲ τὸ φυλάττειν αὐτοῦ δυνάμενον τὴν μετὰ ἀφθαρσίας μακαριότητα περὶ αὐτὸν δόξαζεθεοὶ μὲν γὰρ εἰσίν· ἐναργὴς γὰρ αὐτῶν ἐστιν ἡ γνῶσις· οἵους δ' αὐτοὺς ‹οἱ› πολλοὶ νομίζουσιν, οὐκ εἰσίν· οὐ γὰρ φυλάττουσιν αὐτοὺς οἵους νομίζουσιν. ἀσεβὴς δὲ οὐχ ὁ τοὺς τῶν πολλῶν θεοὺς ἀναιρῶν, ἀλλ' ὁ τὰς τῶν πολλῶν δόξας θεοῖς προσάπτων.
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Versione Tradotta
Per prima cosa devi considerare la divinità come un essere indistruttibile e felice, così come gli uomini comune pensano di esseri divini; non attribuire quindi nulla alla divinità che contrasti con la sua immortalità e beatitudine, ma ritieni vero ciò che concorda bene con la sua felice immortalità. Gli dèi infatti esistono ed è del tutto evidente la conoscenza che ne abbiamo; tuttavia, gli uomini attribuiscono agli dèi caratteristiche contrarie alla stessa idea che se ne fanno. Negare gli dei in cui credono gli uomini non è quindi empietà. Empietà è piuttosto attribuire agli dèi le idee che gli uomini comune si formano, poiché queste idee non sono corrette, ma gravi errori. L'idea che si fa degli dèi porta l'uomo ai più gravi danni e vantaggi.
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