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Dopo la tempesta il segno dell'uomo

Luciano

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Navigando con vento favorevole per un giorno e una notte, mentre ancora era visibile il continente, avanzavamo lentamente, ma al sorgere del sole del giorno seguente, il vento si intensificava, le onde crescevano ed iniziò a calare l'oscurità. Non riuscivamo neanche ad ammainare la vela. Dunque per sessantanove giorni ci affidammo al vento e fummo travolti dalla tempesta; il giorno ottantesimo, alla comparsa improvvisa del sole, scorgemmo non lontano un'isola alta e boscosa: infatti la violenza della tempesta si era placata. Così giunti a riva e sbarcati, inizialmente rimanemmo sulla spiaggia, poi scegliemmo trenta fra noi per custodire la nave, mentre venti mi seguirono nell'esplorazione dell'isola. Procedendo attraverso i boschi, a circa tre stadi di distanza dal mare, trovammo una colonna di bronzo con iscrizioni greche quasi illeggibili che recitavano: "Qui giunsero Eracle e Dioniso". Vicino c'erano due impronte sui massi; la prima era grande come un iugero, l'altra più piccola, credendo quest'ultima appartenere a Bacco ed Eracle rispettivamente. Inoltre, su una roccia vi erano due altre orme: una misurava un plettro e l'altra era minore; la più piccola attribuii a Dioniso, l'altra ad Eracle.

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