Splash Greco

Nella morsa del ghiaccio

Luciano

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Navigavamo da qualche giorno in un clima temperato ma poi, sotto le raffiche di una violenta tramontana, sopraggiunse un freddo spaventoso, tanto che il mare si congelò del tutto, non soltanto in superficie ma fino a circa trecento braccia di profondità: e così, sbarcati, ci mettemmo a vagare sul ghiaccio. Siccome però il vento continuava, e noi non eravamo capaci di sopportare quelle temperature estreme, escogitammo questo stratagemma; fu Scintaro, in effetti, a proporre l'idea: scavata una grande caverna nel ghiaccio, ci rifugiammo lì al sicuro per trenta giorni, riaccesi il fuoco costantemente, e ci nutrivamo dei pesci che recuperavamo scavando nel mare congelato. Ma quando le provviste furono finite, usciti dal nostro nascondiglio, liberammo la nave intrappolata dai ghiacci, e issammo le vele: così scivolando con grande facilità sulla superficie liscia del ghiaccio, avanzavamo come se navigassimo. Dopo quattro giorni tornò il caldo, iniziò lo scioglimento del ghiaccio e gradualmente tutto ritornò acqua.

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