L’offesa a Crise (Iliade I) (8-21)
Omero
Versione Greca
Τίς τ᾿ ἄρ σφωε θεῶν ἔριδι ξυνέηκε μάχεσθαι; Λητοῦς καὶ Διὸς υἱός· ὃ γὰρ βασιλῆϊ χολωθεὶς νοῦσον ἀνὰ στρατὸν ὄρσε κακήν, ὀλέκοντο δὲ λαοί, οὕνεκα τὸν Χρύσην ἠτίμασεν ἀρητῆρα Ἀτρεΐδης· ὃ γὰρ ἦλθε θοὰς ἐπὶ νῆας Ἀχαιῶν λυσόμενός τε θύγατρα φέρων τ᾿ ἀπερείσι᾿ ἄποινα, στέμματ᾿ ἔχων ἐν χερσὶν ἑκηβόλου Ἀπόλλωνος χρυσέῳ ἀνὰ σκήπτρῳ, καὶ λίσσετο πάντας Ἀχαιούς, Ἀτρεΐδα δὲ μάλιστα δύω, κοσμήτορε λαῶν· «Ἀτρεΐδαι τε καὶ ἄλλοι ἐϋκνήμιδες Ἀχαιοί, ὑμῖν μὲν θεοὶ δοῖεν Ὀλύμπια δώματ᾿ ἔχοντες ἐκπέρσαι Πριάμοιο πόλιν, εὖ δ᾿ οἴκαδ᾿ ἱκέσθαι· παῖδα δ᾿ ἐμοὶ λύσαιτε φίλην, τὰ δ᾿ ἄποινα δέχεσθαι, ἁζόμενοι Διὸς υἱὸν ἑκηβόλον Ἀπόλλωνα.»
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Versione Tradotta
Chi dunque tra gli dei li spinse a combattere in contesa? Il figlio di Latona e Zeus, adirato col re, destò nell'esercito una funesta malattia e le genti morivano perché l'Atride disonorò il sacerdote Crise. Quello infatti si recò presso le rapide navi achee per riscattare la figlia portando innumerevoli doni ed avendo nelle mani le bende di Apollo lungisaettante sullo scettro d'oro, e supplicava tutti gli Achei ma soprattutto i due Atridi, comandanti delle schiere: "O Atridi e voi altri Achei dai begli schinieri, a voi gli dei che abitano le dimore dell'Olimpo concedano di distruggere la città di Priamo e di giungere incolumi in patria; ma liberatemi la cara figliuola ed accettate il riscatto, rispettando il divino Apollo lungisaettante".
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