Catone l'Uticense piange la morte del fratello Cepione
Plutarco
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Versione Tradotta
Quando c’era ancora il suo tribunato militare, il fratello Cepione, diretto in Asia, si ammalò ad Eno, in Tracia. Subito inviò a Catone una lettera; Catone ne fu subito informato tramite quella missiva. Poiché il mare era sconvolto da una grande tempesta e non c’era una nave di stazza sufficiente per reggere l'uragano, Catone si imbarcò su un piccolo mercantile a Tessalonica, accompagnato solo da due amici e tre schiavi. Stava per essere gettato in mare ma si salvò fortunosamente. Proprio in quel momento Cepione morì, e Catone sembrò sopportare questa disgrazia seguendo più il cuore che i precetti della filosofia. Si abbandonò non solo a molti lamenti e, oppresso dal peso del grande dolore, abbracciò ripetutamente il cadavere del fratello; né celebrò il funerale con un grande dispendio di denaro ed energie: durante la cerimonia fece bruciare incensi e vesti dai ricchi ornamenti e nell'agorà di Eno fece erigere un heroon in pietra levigata di Taso del valore di otto Talenti.
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