Le promesse di Ciro
Senofonte
Versione Greca
Ἐντεῦθεν ἐξελαύνει διὰ τῆς Βαβυλωνίας σταθμοὺς τρεῖς παρασάγγας δώδεκα. ἐν δὲ τῷ τρίτῳ σταθμῷ Κῦρος ἐξέτασιν ποιεῖται τῶν Ἑλλήνων καὶ τῶν βαρβάρων ἐν τῷ πεδίῳ περὶ μέσας νύκτας· ἐδόκει γὰρ εἰς τὴν ἐπιοῦσαν ἕω ἥξειν βασιλέα σὺν τῷ στρατεύματι μαχούμενον· καὶ ἐκέλευε Κλέαρχον μὲν τοῦ δεξιοῦ κέρως ἡγεῖσθαι, Μένωνα δὲ τὸν Θετταλὸν τοῦ εὐωνύμου, αὐτὸς δὲ τοὺς ἑαυτοῦ διέταξε. [2] μετὰ δὲ τὴν ἐξέτασιν ἅμα τῇ ἐπιούσῃ ἡμέρᾳ ἥκοντες αὐτόμολοι παρὰ μεγάλου βασιλέως ἀπήγγελλον Κύρῳ περὶ τῆς βασιλέως στρατιᾶς. Κῦρος δὲ συγκαλέσας τοὺς στρατηγοὺς καὶ λοχαγοὺς τῶν Ἑλλήνων συνεβουλεύετό τε πῶς ἂν τὴν μάχην ποιοῖτο καὶ αὐτὸς παρῄνει θαρρύνων τοιάδε. Ὦ ἄνδρες Ἕλληνες, οὐκ ἀνθρώπων ἀπορῶν βαρβάρων συμμάχους ὑμᾶς ἄγω, ἀλλὰ νομίζων ἀμείνονας καὶ κρείττους πολλῶν βαρβάρων ὑμᾶς εἶναι, διὰ τοῦτο προσέλαβον. ὅπως οὖν ἔσεσθε ἄνδρες ἄξιοι τῆς ἐλευθερίας ἧς κέκτησθε καὶ ἧς ὑμᾶς ἐγὼ εὐδαιμονίζω. εὖ γὰρ ἴστε ὅτι τὴν ἐλευθερίαν ἑλοίμην ἂν ἀντὶ ὧν ἔχω πάντων καὶ ἄλλων πολλαπλασίων. ὅπως δὲ καὶ εἰδῆτε εἰς οἷον ἔρχεσθε ἀγῶνα, ὑμᾶς εἰδὼς διδάξω. τὸ μὲν γὰρ πλῆθος πολὺ καὶ κραυγῇ πολλῇ ἐπίασιν· ἂν δὲ ταῦτα ἀνάσχησθε, τὰ ἄλλα καὶ αἰσχύνεσθαί μοι δοκῶ οἵους ἡμῖν γνώσεσθε τοὺς ἐν τῇ χώρᾳ ὄντας ἀνθρώπους. ὑμῶν δὲ ἀνδρῶν ὄντων καὶ εὖ τῶν ἐμῶν γενομένων, ἐγὼ ὑμῶν τὸν μὲν οἴκαδε βουλόμενον ἀπιέναι τοῖς οἴκοι ζηλωτὸν ποιήσω ἀπελθεῖν, πολλοὺς δὲ οἶμαι ποιήσειν τὰ παρ' ἐμοὶ ἑλέσθαι ἀντὶ τῶν οἴκοι. ἐνταῦθα Γαυλίτης παρών, φυγὰς Σάμιος, πιστὸς δὲ Κύρῳ, εἶπεν· Καὶ μήν, ὦ Κῦρε, λέγουσί τινες ὅτι πολλὰ ὑπισχνῇ νῦν διὰ τὸ ἐν τοιούτῳ εἶναι τοῦ κινδύνου προσιόντος, ἂν δὲ εὖ γένηταί τι, οὐ μεμνήσεσθαί σέ φασιν· ἔνιοι δὲ οὐδ' εἰ μεμνῇό τε καὶ βούλοιο δύνασθαι ἂν ἀποδοῦναι ὅσα ὑπισχνῇ. ἀκούσας ταῦτα ἔλεξεν ὁ Κῦρος· Ἀλλ' ἔστι μὲν ἡμῖν, ὦ ἄνδρες, ἀρχὴ πατρῴα πρὸς μὲν μεσημβρίαν μέχρι οὗ διὰ καῦμα οὐ δύνανται οἰκεῖν ἄνθρωποι, πρὸς δὲ ἄρκτον μέχρι οὗ διὰ χειμῶνα· τὰ δ' ἐν μέσῳ τούτων πάντα σατραπεύουσιν οἱ τοῦ ἐμοῦ ἀδελφοῦ φίλοι. ἢν δ' ἡμεῖς νικήσωμεν, ἡμᾶς δεῖ τοὺς ἡμετέρους φίλους τούτων ἐγκρατεῖς ποιῆσαι. ὥστε οὐ τοῦτο δέδοικα, μὴ οὐκ ἔχω ὅ τι δῶ ἑκάστῳ τῶν φίλων, ἂν εὖ γένηται, ἀλλὰ μὴ οὐκ ἔχω ἱκανοὺς οἷς δῶ. ὑμῶν δὲ τῶν Ἑλλήνων καὶ στέφανον ἑκάστῳ χρυσοῦν δώσω.
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Versione Tradotta
Da qui si spinge avanti attraverso la regione di Babilonia, tre tappe per dodici parasanghe. Nel corso della terza tappa, verso mezzanotte, Ciro passa in rivista le truppe greche e barbare nella pianura. Credeva infatti che alle prime luci del giorno il re si sarebbe presentato con l'esercito per combattere. Ordinò a Clearco di guidare l'ala destra, a Menone il tessalo l'ala sinistra e posizionò lui stesso i propri soldati. Dopo la rassegna, al sorgere del sole, giunsero alcuni disertori dall'esercito del gran re che informarono Ciro sulla situazione delle truppe reali. Ciro allora convocò gli strateghi e i capi greci, predispose insieme a loro il piano di battaglia e li esortò ad avere coraggio con queste parole: "Greci, mi sono messo alla vostra testa non certo perché manchino soldati barbari, ma perché vi ritengo migliori e più valorosi di molti di loro. Ecco il motivo per cui ho voluto unirvi alla mia spedizione. Siate allora degni della libertà che avete conquistata e per la quale credo siete felici. Infatti, ben sapete che preferirei la libertà a tutti i beni che posseggo e anche ad altri più grandi. Per farvi comprendere il tipo di combattimento che affronterete, ve lo illustrerò, dato che ne sono consapevole. Hanno un numero immenso di soldati, attaccano con urla spaventose. Se riuscirete a resistere alla loro vista e alle loro grida, credo che proverò vergogna quando capirete quali uomini vivono nelle mie terre. Siate valorosi e se il successo mi sorride, chi di voi desidererà tornare in patria lo renderò ammirato dai suoi concittadini; ma sono sicuro che spingerò molti a preferire i miei benefici alle gioie della famiglia". Era presente Gaulite, un esule samio, fedele a Ciro. Parlò così: "Tuttavia, Ciro, alcuni dicono che tu fai molte promesse ora perché lo richiedono le circostanze, alla vigilia del momento decisivo. Ma in caso di successo non te ne ricorderesti più, sostengono. E altri aggiungono che neppure se te ne ricordassi e volessi mantenere le promesse, non potresti farlo". Ciro rispose così: "Il regno dei miei padri si estende fino ai confini del mondo, dove le terre non sono più abitabili, a mezzogiorno per il caldo intenso, a settentrione per il freddo rigido. Le regioni ivi comprese, tutte, sono governate dai satrapi fedeli a mio fratello. Se vinceremo, spetterà a noi rendere i nostri amici signori di queste terre. Non mi preoccupo certo che non abbia risorse per colmar di doni ciascuno degli amici in caso di vittoria; temo piuttosto di non avere abbastanza amici ai quali poter offrire benefici. A voi Greci regalerò anche una corona d'oro, a testa.
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