Funzione educativa del mito
Strabone
Versione Greca
Καὶ πρῶτον ὅτι τοὺς μύθους ἀπεδέξαντο οὐχ οἱ ποιηταὶ μόνον͵ ἀλλὰ καὶ αἱ πόλεις πολὺ πρότερον καὶ οἱ νομοθέται τοῦ χρησίμου χάριν͵ βλέψαντες εἰς τὸ φυσικὸν πάθος τοῦ λογικοῦ ζώιου· φιλειδήμων γὰρ ἅνθρωπος͵ προοίμιον δὲ τούτου τὸ φιλόμυθον. ἐντεῦθεν οὖν ἄρχεται τὰ παιδία ἀκροᾶσθαι καὶ κοινω νεῖν λόγων ἐπὶ πλεῖον. αἴτιον δ᾽͵ ὅτι καινολογία τίς ἐστιν ὁ μῦθος͵ οὐ τὰ καθεστηκότα φράζων ἀλλ᾽ ἕτερα παρὰ ταῦτα· ἡδὺ δὲ τὸ καινὸν καὶ ὃ μὴ πρότερον ἔγνω τις· τοῦτο δ᾽ αὐτό ἐστι καὶ τὸ ποιοῦν φιλειδήμονα. ὅταν δὲ προσῆι καὶ τὸ θαυμαστὸν καὶ τὸ τερατῶδες͵ ἐπιτείνει τὴν ἡδονήν͵ ἥπερ ἐστὶ τοῦ μανθάνειν φίλτρον. κατ᾽ ἀρχὰς μὲν οὖν ἀνάγκη τοιούτοις δελέασι χρῆσθαι͵ προϊούσης δὲ τῆς ἡλικίας ἐπὶ τὴν τῶν ὄντων μάθησιν ἄγειν͵ ἤδη τῆς διανοίας ἐρρωμένης καὶ μηκέτι δεομένης κολάκων. καὶ ἰδιώτης δὲ πᾶς καὶ ἀπαίδευτος τρόπον τινὰ παῖς ἐστι φιλομυθεῖ τε ὡσαύτως· ὁμοίως δὲ καὶ ὁ πεπαιδευμένος μετρίως· οὐδὲ γὰρ οὗτος ἰσχύει τῶι λογισμῶι͵ πρόσεστι δὲ καὶ τὸ ἐκ παιδὸς ἔθος. ἐπεὶ δ᾽ οὐ μόνον ἡδὺ ἀλλὰ καὶ φοβερὸν τὸ τερατῶδες͵ ἀμφοτέρων ἐστὶ τῶν εἰδῶν χρεία πρός τε τοὺς παῖδας καὶ τοὺς ἐν ἡλικίαι· τοῖς τε γὰρ παισὶ προσφέρομεν τοὺς ἡδεῖς μύθους εἰς προτροπήν͵ εἰς ἀποτροπὴν δὲ τοὺς φοβερούς· ἥ τε γὰρ Λάμια μῦθός ἐστι καὶ ἡ Γοργὼ καὶ ὁ Ἐφιάλτης καὶ ἡ Μορμολύκη. οἵ τε πολλοὶ τῶν τὰς πόλεις οἰκούντων εἰς μὲν προτροπὴν ἄγονται τοῖς ἡδέσι τῶν μύθων͵ ὅταν ἀκούωσι τῶν ποιητῶν ἀνδραγαθήματα μυθώδη διηγουμένων͵ οἷον Ἡρακλέους ἄθλους ἢ Θησέως͵ ἢ τιμὰς παρὰ θεῶν νεμομένας͵ ἢ νὴ Δία ὁρῶσι γραφὰς ἢ ξόανα ἢ πλάσματα τοιαύτην τινὰ περιπέτειαν ὑποσημαίνοντα μυθώδη· εἰς ἀποτροπὴν δέ͵ ὅταν κολάσεις παρὰ θεῶν καὶ φόβους καὶ ἀπειλὰς ἢ διὰ λόγων ἢ διὰ τύπων ἀοράτων τινῶν προσδέχωνται
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Versione Tradotta
I miti non furono adottati soltanto dai poeti, ma anche dai fondatori di stati e dai legislatori grazie all'utilità che trovarono in essi, considerando come l'indole naturale dell'uomo è desiderosa di conoscenza e come le favole costituiscono il punto di partenza per questo amore. Di conseguenza, i bambini per prima cosa si abituano ad ascoltare ed a interagire. E la ragione è che le favole sono quasi una nuova lingua che non descrive le cose visibili ma qualcosa di completamente diverso: ciò che è nuovo e sconosciuto diverte, rendendo l'uomo avido di conoscenza quando vi si aggiungono anche il meraviglioso e i portenti. Allora il piacere diventa più intenso ed esercita un fascino che ci spinge all'apprendimento. Inizialmente è quindi necessario ricorrere a questo tipo di allettamento, affinché, cresciuti in età, i giovani possano essere guidati verso la conoscenza delle cose reali, quando l'intelligenza si sarà rafforzata e non avrà più bisogno di stimoli esterni. Inoltre, ogni persona priva d'educazione è in qualche modo simile a un bambino ed ama le favole; anche coloro con una formazione mediale ne sono attratti, poiché non essendo esperti nel ragionamento, domina comunque loro l'abitudine alla fanciullezza. Come il portentoso può essere sia piacevole che spaventoso, così serve a entrambi gli scopi sia per i bambini che per gli adulti. Raccontiamo ai bambini favole piacevoli affinché siano motivate al bene e quelle terribili per dissuaderli dal male, come le storie della Lamia, della Gorgone, di Efialte e di Mormolice. Un fenomeno simile si verifica anche negli uomini adulti organizzati in società, poiché sono mossi alla virtù dalle favole gradevoli quando ascoltano i poeti narrare gesta eroiche (come le imprese di Ercole e Teseo) e le ricompense ricevute dagli dei, o quando osservano dipinti, statue o sculture che raffigurano questi eventi mitologici. Essi sono invece distolti dal vizio quando, attraverso racconti o immagini mai prima viste, comprendono e si convincono che gli dèi puniscono, spaventano e minacciano.
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