La pace del re (II)
Senofonte
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Versione Tradotta
Il re Artaserse pensa sia giusto che le città d'Asia siano sua proprietà; allo stesso modo delle isole sono esclusivamente sue Cipro e Clazomene; (ritiene giusto che) tutte le città, grandi e piccole della Grecia siano autonome con l'eccezione di Lemno, Imbro e Sciro che, come per il passato, continueranno ad appartenere ad Atene. Quanti non accetteranno queste condizioni saranno miei nemici e io li combatterò, assieme a quelli che avranno sottoscritto questo accordo, con tutte le mie risorse e la mia flotta, sia via terra, sia per mare. Ascoltate queste condizioni, gli ambasciatori rientrarono nelle loro città per riferire. Tutti giurarono di accettarle, mentre i soli Tebani pretendevano di giurare a nome di tutti quanti i Beoti. A questi punto Agesilao dichiarò di non accettare il loro giuramento, se non giuravano, come prescriveva il testo del Gran Re, ovvero che ogni città, sia grande o piccola, fosse autonoma. Gli ambasciatori dei Tebani dichiararono che non avevano ricevuto queste istruzioni.
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