Cassio e Bruto
Plutarco
Versione Greca
Ἐξ ἀρχῆς ἦν τῇ φύσει τοῦ Κασσίου δυσμένεια τις καὶ χαλεπότης πρὸς τὸ γένος τῶν τυράννων, ὡς ἐδήλωσεν ἔτι παῖς ὢν βαδίζων εἰς ταὐτὸ τῷ τοῦ Σύλλα παιδὶ Φαύστῳ ὁ δὲ Κάσσιος ἐπαναστὰς κονδύλους ἐνέτριβεν αὐτῷ. Βουλομένων δὲ τῶν ἐπιτρόπων διδασκαλεῖον. Ὁ μὲν γὰρ ἐν τοῖς παισὶ μεγαληγορῶν τὴν τοῦ πατρὸς ἐπῄνει μοναρχίαν, τοῦ Φαύστου καὶ οἰκείων ἐπεξιέναι καὶ δικάζεσθαι, Πομπήϊος ἐκώλυσε καὶ συναγαγών εἰς ταὐτὸ τοὺς παῖδας ἀμφοτέρους ἀνέκρινε περὶ τοῦ πράγματος. Ἔνθα δὴ λέγεται τὸν Κάσσιον εἰπεῖν· «Ἄγε δὴ ὦ Φαῦστε, τόλμησον εναντίον τούτου φθέγξασθαι τὸν λόγον ἐκεῖνον ἐφ ᾧ παρωξύνθην, ἵνα σου πάλιν ἐγὼ συντρίψω τὸ στόμα». Τοιοῦτος μὲν ὁ Κάσσιος· Βροῦτον δὲ πολλοὶ μὲν λόγοι παρὰ τῶν συνήθων, το πολλαῖς δὲ φήμαις καὶ γράμμασιν ἐξεκαλοῦντο καὶ παρώρμων ἐπὶ τὴν πρᾶξιν οἱ πολῖται. Τῷ μὲν γὰρ ἀνδριάντι τοῦ προπάτορος Βρούτου, τοῦ καταλύσαντος τὴν τῶν βασιλέων ἀρχήν, ἐπέγραφον· «Εἴθε νῦν ᾖς Βροῦτος», καὶ «Ὤφελε ζῆν Βροῦτος». Τὸ δ αὐτοῦ Βρούτου βῆμα στρατηγοῦντος εὑρίσκετο μεθ' ἡμέραν ἀνάπλεων γραμμάτων τοιούτων * «Βροῦτε καθεύδεις;», καὶ «Οὐκ εἶ Βροῦτος ἀληθῶς». Αἴτιοι δὲ τούτων οἱ Καίσαρος κόλακες, ἄλλας τε τιμὰς ἐπιφθόνους ἀνευρίσκοντες αὐτῷ, καὶ διαδήματα τοῖς ἀνδριᾶσι νύκτωρ ἐπιτιθέντες, ὡς τοὺς πολλοὺς ὑπαξόμενοι βασιλέα προσειπεῖν ἀντὶ δικτάτορος.
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Versione Tradotta
Fin dall'inizio, nell'indole di Cassio c'era una certa ostilità e durezza nei confronti della razza dei tiranni, come dimostrò anche quando, ancora ragazzo, mentre camminava accanto a Fausto, il figlio di Silla, quando si alzò e lo prese a pugni. I tutori volevano portarli a scuola. Fausto, vantandosi tra i ragazzi, lodò la monarchia del padre e cercò di insultare Cassio e i suoi parenti, ma Pompeo lo vietò e, riuniti i due ragazzi, li interrogò sulla questione. Si racconta allora che Cassio disse: “Allora, Fausto, osa pronunciare di nuovo quel discorso che mi ha provocato, così che io possa spaccarti di nuovo la bocca”. Così disse Cassio. Ma Bruto fu spinto all'azione da molte argomentazioni dei suoi compagni e da molte voci e lettere dei cittadini che lo esortavano a farlo. Sulla statua del suo antenato Bruto, che aveva rovesciato la regalità, avevano inciso: “Se tu fossi Bruto ora” e ‘Se solo Bruto fosse vivo’. E il medesimo, mentre era generale, fu trovato giorno dopo giorno pieno di scritte come “Bruto, stai dormendo?” e “Non sei veramente Bruto”. I responsabili di queste cose erano gli adulatori di Cesare, che continuavano a inventare per lui altri invidiati onori e a mettere di nascosto diademi regali sulle sue statue di notte, sperando di portare le masse a chiamarlo re invece che dittatore.
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